Giardino francese

Il giardino alla francese trovò la sua massima ispirazione nel seicento. Il momento era propizio per manifestare tutta la potenza e la nobiltà dell’epoca, glorificando la ricchezza e la supremazia dell’uomo sulla natura. Il re e la sua corte con la ricca aristocrazia da una parte e dall’altra l’ignoto, da ammaestrare e tenere alle briglie. Il giardino di quei tempi è sempre una ostentazione del proprio status sociale, è quel momento di sicurezza che anticipa la decadenza. Il giardino francese è caratterizzato dalle masse scure dei boschi intorno che contrastano con le aperte vedute centrali ampie e luminose. Poi non c’è nulla che interrompa lo spazio nei pressi degli edifici, fino a giungere ad ampi parterre chiusi in un disegno rigoroso e simmetrico. Nello spazio ampio di fronte al castello c’è sempre un asse centrale (viale) con assi perpendicolari e negli angoli che si formano dei parterre di sempreverdi, statue, fontane. Vi è una notevole progressione che dall’ingresso della proprietà via via aumenta d’intensità. All’ingresso un’austera semplicità, quindi, superato il primo fossato, ricchezza e complessità nel disegno aumenta, fino al punto culminante di grotte e cascate, ma oltre lo sguardo può ancora vagare all’infinito. Le Notre André (1613-1700), fu il maggior progettista di giardini dell’epoca, colui che a buon diritto si può attribuire la paternità del giardino alla francese. Dopo Le Notre i successivi progettisti di giardini lasciarono più spazio alla natura che lentamente si riprese ciò che le era stato tolto.

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